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Script Cafè

Il collezionista di parole

Vendetta - Parte V

Stanotte torniamo fuori. Le uscite in notturna mi hanno sempre affascianto. Il brivido del mare nel momento di suo massimo potere. Creature della notte in agguato, osservatori attenti di questi intrusi del mondo della luce. Non c’è il confronto dei profili, dei colori, del conosciuto. Ci sei tu, il tuo compagno, i tuoi sensi, i tuoi strumenti e la piccola torcia ben legata al polso.  Il senso di apparteneza e di dipendenza è forte. Sai che non puoi più fare conto solo tu te stesso e sai che la tua responsabilità nel confronto del  compagno è al cento per cento.

Il mio compagno, il mio buddy, stasera è Alex.

Stai di fianco a me, non temere, torna al tuo elemento.
Queste le sue parole sul bordo. Siamo seduti, pinne in mano, maschera, boccaglio. La superficie è scura, non c’è riflesso.
Sono eccitata.  Mi lascio andare, in avanti. In un secondo galleggio, il giubbotto è gonfio a metà, quanto basta per stare su e non consumare aria. Se servirà lo riempirò con l’aria che espello.

Alex è al mio finaco.
Ci infiliamo le pinne, la testa ancora fuori. Ho bisogno di sentirmi sicura. Già il sale sulle labbra e l’oscillare, dolce, avvolgente, assoluto, dell’acqua mi rassicura. Un brivido quando un  mi scorre giù per la schiena. La muta è nuova, dovrò immergermi più spesso per abituarmi ed abituarla alle rotondità del mio corpo.

night dive

Pollice giù, è il segnale, scendiamo. Lentamento lascio che il respiro si normalizzi. Ascolto il risalire delle bolle. Ho gli occhi chiusi. Torno padrona del mio mondo. L’orecchio destro, al solito, mi fa male. Sto scendendo troppo forte. Mi stabilizzo. Sento la mano di Alex sul polso. Mi porterà giù lui. Sono anni che ci imemrgiamo insieme. Siamo un trio perfetto. Ho voluto lui, non Anuska stasera. Lei doveva occuparsi del piccolo. Avranno un bel po’ di cose da dirsi.

Compenso. Un piccolo dolore più acuto e sono ok. Mando il segnale ad Alex. Mi lascia. Apro gli occhi., E sono di nuovo io. Ci dirigiamo verso est, verso il reef. Andiamo a trovare dei vecchi amici, giri che conosciamo a memoria. So che loro amano esplorare posti nuovi, dal che deduco che siano scesi qui solo per me.  Mi si srtinge il cuore a pensare ai legami che si sono stretti con queste persone così diverse tra loro.

Pinneggio lenta, regolare. Qualche volta un colpo a rana, e scivolo, sensazione sublime.

Mi sento osservata. Alex mi scruta, subito dietro. Tolgo il boccaglio e gli faccio una linguaccia. Lui per tutta risposta si gira a pancia su e fa la foca. Qui sotto si torna bambini, è tutto più facile. I giochi si realizzano, possiamo volare, liberi, nel cielo stellato di Peter Pan e Wendy. Possiamo fare capriole, sfidare la legge di gravità. Anche il peso della cintura e delle bombole, una volta che si prende confidenza, può venire in aiuto per le acrobazie più belle.

Sono già passati dieci minuti. Come sempre, il tempo scorre troppo veloce, vorrei poter rallentare minuti e secondi, per godere il più possibile di questa pace e della sensazione che sa concedere.

Manta Ray

Qui sotto il ricordo del mio piccolo angelo è più forte. Il cuore si stringe, le lacrime scorrono sotto la maschera, ma sono più serena. Questo è il suo luogo, è qui che ho posato il suo ricordo. Qui gli ho detto addio, sapendo che l’avrei ritrovato ogni qualvolta mi fossi tuffata. L’ho affidato ai delfini, perché lo accompagnassero nel suo viaggio, senza paura. Seduto sul dorso di una tartaruga avrebbe imparato i segreti del profondo blu. Dal magnificente squalo avrebbe appreso la forza e l’eleganza. Avrebbe volato sulle ali di una razza, o su quelle più maestose della manta. Pacifico con il duggong si sarebbe riposato, e io sarei stata sicura che nulla sarebbe più potuto accadergli. Quello che non ero stata in grada di offrire io, il mare gliel’avrebbe donato.

Dopo quarantacinque minuti, volati, risaliamo. I tre minnuti di compensazione li passiamo vicino ad uno scoglio, tranquilli. Ora non ho più bisogno che Alex mi guidi, ho ripreso il mio rapporto interrotto con il mondo sommerso.

notte

E’ tardi, e ho freddo. Alex mi porta il thè caldo e una coperta. Ci sediamo di sopra, mentre la nave scivola silenziosa nella notte. Il ciello africano è una meraviglia senza confronti. Immenso e pieno di stelle, rassicurante, presente, così vicino da credere di poterlo toccare. Mi appoggio alla sua spalla e lentamente mi addormento.

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2 Commenti »

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2 Risposte a “Vendetta - Parte V”

  1. Top alicemirror dice:

    … quando le parole trasmettono emozioni che altri raccolgono, hanno svolto il loro ruolo. Quando le emozioni dei ricordi, del passato, perdono la loro consistenza e si staccano dalla fitta rete delle relazioni del tempo, vengono a galla. Si esprimono in parole, le emozioni hanno svolto il loro ruolo, sono diventate infinite ed eterne, per emozionare. Chi legge.

  2. Top Luca dice:

    Molto belle e suggestive le descrizioni, te lo dice uno che il mare per un bel pò l’ha vissuto (anche se in giovanissima età). I tempi sono molto dilatati, il ritmo rallenta, ma è anche giusto dopo gli avvenimenti sincopati dei primi episodi.
    Venerdì mi hai detto che ti saresti messa a scrivere… aspetto il resto…
    P.S: Mi confermi che il 5 Luglio sei alla Feltrinelli di Bologna?

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