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Script Cafè

Il collezionista di parole

Archivio per la tag 'società'

Stereotipi e Dipendenza.

Due parole molto comuni che nascondono uno dei problemi più attuali della nostra società.

Il primo concetto che ci viene in mente è quello della dipendenza dal cibo, da cui derivano patologie importanti quali bulimia e anoressia, tematiche così delicate da trattare che a volte ci spaventa anche solo il nominarle.

Altre, quelle da fumo, alcool, droga. Patologie. Malattie. Deviazioni mentali. Ne derivano: emarginazione, scontentezza, solitudine, incomprensione, assenza di dialogo.

Si accusano i mass media, la televisione spazzatura, la cattiva pubblicità. Eppure, sono realtà presenti anche nel nostro passato remoto. Solo che venivano tenute nascoste, non facevano parte delle chiacchiere da salotto. A volte se ne ignorava l’esistenza. 

Malattie d’affetto, come le chiamo. Derivazioni di mancanza. Assenza di dialogo e di tempo. In pratica classiche presenze della nostra società.

Assistiamo a programmi televisivi dove tutti sono bellissimi, magrissimi, dove vestirsi in un certo modo appare come l’unico modo per essere accettati in società.

Non è facile per i nostri giovani, bambini o adolescenti che siano. I cartoni fanno vedere giovincelle che rispecchiano la nostra società. Le serie americane ci parlano di adolescenti di 13\14 anni sessualmente più che attivi, che si pongono nei confronti della vita con un fare già da adulti…

Siamo sinceri, i sani Puffi dove sono finiti? Il mondo dei bambini Continua..

Capita, parlando tra amici, di riflettere.

Cosa accadrebbe se ad un certo punto smettessimo di essere noi e cominciassimo a dare le risposte che loro non si aspettano, o meglio quelle che secondo loro non ci appartengono.

Passiamo un momento difficile, le cose non vanno come dovrebbero. Eppure, tutti sanno che non ci lamentiamo mai, anzi, che in caso di bisogno mettiamo da parte i nostri problemi per ascoltare, capire, sorreggere, incoraggiare, ridere, sdrammatizzare.

Ma se all’improvviso scoppiassimo a piangere davanti a loro? se parlando con l’amica del cuore o l’amico compagno di mille bevute e serate cominciassimo ad esporre le nostre paure? se elencassimo le cose di cui non siamo contenti? se esplicassimo i nostri dubbi? se apparissimo semplicemente uomini? Sarebbe un disastro, nessuno capirebbe davvero, e finirebbero per allontanarsi.

Ognuno di noi ha un suo ruolo sociale, voluto o attribuito, conquistato o “affibbiato” dalle circostanze.

Fin da quando eravamo ragazzi, siamo appartenuti ad un gruppo. I ragazzi del muretto. La compagnia del solito bar. La banda della piazza. per non parlare delle associazioni ufficiali quali scouts, azione cattolica e via dicendo.

La nostra formazione personale, il nostro ruolo, comincia a formarsi all’interno di quelle piccole società “segrete”.

C’è il bullo, la bella, la simpatica e lo spiritoso, il secchione, l’asino cronico, il capo, la chiacchierona, il patito di pc, l’appassionato di fumetti. E tra loro si nasconde il reale punto di riferimento, mai riconosciuto come tale, ma indispensabile per l’equilibrio del branco!

E’ una persona che non eccelle, di solito, per altre caratteristiche: non troppo bella, non troppo carismatica, ne’ troppo intelligente, all’apparenza. Insomma, un’amico/a che c’è sempre, quella che si sa non andrà a riferire il segreto, quella persona che si da’ quasi per scontata.

Non credo che l’indirizzo che prende la nostra “vita successiva” sia per forza collegata a questo periodo e a questi ruoli, certo è che fino a quando le amicizie durano, quindi fino a quando la nostra struttura primaria non viene a mancare, il nostro ruolo è mantenuto e viene implicitamente trasmesso ai nuovi arrivati.

Vi immaginate quindi lo schock nel momento in cui, presi da raptus, Continua..

dippiù?
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