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Maggio 2008
ore 17:00 Libreria La Feltrinelli, Bologna.
Mi piace arrivare presto, annusare l’aria, osservare la sistemazione dei tavolini, delle sedie. Poche persone che conoscono i
loro gesti, e li ripetono, presentazione dopo presentazione, evento dopo evento, sempre, in questo caso,con il sorriso e la gentilezza cui non siamo abituati, che ci destabilizza per un attimo
“Buonasera, sono qui per la presentazione, so che manca ancora un’ora, ma mi chiedevo se potevo rimanere e sedermi mentre finite di preparare”.
“Buonasera, ci mancherebbe. Se ci da’ solo un attimo finiamo di mettere a posto queste sedie poi può accomodarsi”, un sorriso e scompare. Un angelo dai capelli neri, camicetta bianca, piccolo maglioncino che delinea una figura esile, fasciata da un bel paio di jeans.
Ho portato con me il libro di De Carlo, ovviamente, che ho letto, tutto d’un fiato, tra ieri e ieri l’altro. Ma, dato ciò, ho con me un altro libro, decisamente di tutt’altro argomento, un libro di cronaca, un libro sugli avvenimenti catastrofici dell’Agosto nero di Bologna, un libro firmato Mambro e Fioravanti. Ma di loro, parleremo in altro momento.
Non mi va di sedere subito, la galleria dietro la libreria è un ambiente che mi ha sempre portato indietro con il tempo, ogni volta che arrivo nella piazzetta vengo catapultata ai tempi degli affreschi, quando quello era un luogo intimo ma di passaggio, decorato finemente a dare il senso dell’ampio, del profondo. Una bella soluzione, in ogni caso, sttolineata dalle sedie in ordine obliquo rispetto alla quadratura dello spazio.
Un piccolo tavolino tondo con un panno verde, una sedia, come le nostre.
Di lato un leggio, in legno chiaro, una bottiglietta d’acqua, un microfono. Basta poco a creare un’aspettativa. Pochi oggetti a preparare emozioni.
Distanti cronologicamente, arrivano i primi… una signora di un negozio vicino mi chiede chi parlerà. E’ una donna di una certa età, caschetto biondo chiarissimo, ampia gonna, foulard, sigaretta ultra slim, trucco e rossetto immancabilmente rosso. “Fa freddo stasera qui… peccato, ne vedrò un’altra. Ma chi è questo qui che parla?”
Poco dopo, un signore in doppio petto e occhiali montatura fine: “Senta, che libro ha scritto questo? E’ uno di quelli delle foto della vetrina?” . Sorrido, in vetrina c’è Tabucchi…
Arrivano molti giovani, pecentuale notevole di ragazze, panorama di piercing, tattoo, rasta. Accanto a tailleur grigi, beige, tacchi spaventosi, gambe perfette, rossetti, fard.
E’ Bologna, la nostra Bologna, l’amata Bologna, dove, si sa, ognuno si veste a modo suo, senza moda, senza ricerca, semplicemente interpretando se stesso al meglio delle sue capacità.
Le due ragazze, giovani, sedute di fianco a me parlano spagnolo, Continua..
Salvatore Niffoi
Ieri sono stata all conferenza di presentazione del libro “Collodoro” di Salvatore Niffoi. Moderatore era Luciano De Crescenzo, insieme a Niffoi, Marcello Fois.
E’ stato un incontro illuminante, per me che di Niffoi non avevo ancora letto nulla ma di cui avevo sentito parlare.
I temi sono stati tanti, incentrati per lo più sul valore della lingua, sul problema attuale della perdita delle identità locali dialettali, delle particolarità che fanno del tutto italiano la sua forza, passando attraverso il valore della memoria e la necessità di onorare coloro che furono, a costo di andare controcorrente.
Al termine della presentazione, sono riuscita ad avvicinare lo scrittore e a scambare giusto due parole. Ho un’idea degli scrittori tutta particolare. Li vedo come persone astratte, perse, in senso buono, nei mondi di cui ci narrano, immedesimate nei personaggi, esponenti di ciò che può essere, contatto diretto con la nostra fantasia.
Niffoi è un uomo, prima di tutto. Ha una fisicità preponderante, quello che io chiamo “l’essere tutt’uno con il mondo”. Mentre le altre persone erano sedute, lui poteva essere la sedia, il tavolo, era incarnazione della parola, appendice visibile del concetto, succulento ideale d una cultura in movimento.
Salvatore Niffoi è.
Sardo di origine e di espressione, coniuga in modo impareggiabile l’essere scrittore con la sua realtà di padre e di marito. Parla del suo libro, e poi ti accorgi che sta ricamando intorno alla sua realtà. Traduttore simultaneo di se stesso va oltre lo scoglio linguistico riportando alla realtà la sua voglia di essere sardo in un mondo di cloni.
L’alternarsi di domande e risposte, Continua..
