Preparazione all’incontro con Andrea De Carlo
Maggio 2008
ore 17:00 Libreria La Feltrinelli, Bologna.
Mi piace arrivare presto, annusare l’aria, osservare la sistemazione dei tavolini, delle sedie. Poche persone che conoscono i
loro gesti, e li ripetono, presentazione dopo presentazione, evento dopo evento, sempre, in questo caso,con il sorriso e la gentilezza cui non siamo abituati, che ci destabilizza per un attimo
“Buonasera, sono qui per la presentazione, so che manca ancora un’ora, ma mi chiedevo se potevo rimanere e sedermi mentre finite di preparare”.
“Buonasera, ci mancherebbe. Se ci da’ solo un attimo finiamo di mettere a posto queste sedie poi può accomodarsi”, un sorriso e scompare. Un angelo dai capelli neri, camicetta bianca, piccolo maglioncino che delinea una figura esile, fasciata da un bel paio di jeans.
Ho portato con me il libro di De Carlo, ovviamente, che ho letto, tutto d’un fiato, tra ieri e ieri l’altro. Ma, dato ciò, ho con me un altro libro, decisamente di tutt’altro argomento, un libro di cronaca, un libro sugli avvenimenti catastrofici dell’Agosto nero di Bologna, un libro firmato Mambro e Fioravanti. Ma di loro, parleremo in altro momento.
Non mi va di sedere subito, la galleria dietro la libreria è un ambiente che mi ha sempre portato indietro con il tempo, ogni volta che arrivo nella piazzetta vengo catapultata ai tempi degli affreschi, quando quello era un luogo intimo ma di passaggio, decorato finemente a dare il senso dell’ampio, del profondo. Una bella soluzione, in ogni caso, sttolineata dalle sedie in ordine obliquo rispetto alla quadratura dello spazio.
Un piccolo tavolino tondo con un panno verde, una sedia, come le nostre.
Di lato un leggio, in legno chiaro, una bottiglietta d’acqua, un microfono. Basta poco a creare un’aspettativa. Pochi oggetti a preparare emozioni.
Distanti cronologicamente, arrivano i primi… una signora di un negozio vicino mi chiede chi parlerà. E’ una donna di una certa età, caschetto biondo chiarissimo, ampia gonna, foulard, sigaretta ultra slim, trucco e rossetto immancabilmente rosso. “Fa freddo stasera qui… peccato, ne vedrò un’altra. Ma chi è questo qui che parla?”
Poco dopo, un signore in doppio petto e occhiali montatura fine: “Senta, che libro ha scritto questo? E’ uno di quelli delle foto della vetrina?” . Sorrido, in vetrina c’è Tabucchi…
Arrivano molti giovani, pecentuale notevole di ragazze, panorama di piercing, tattoo, rasta. Accanto a tailleur grigi, beige, tacchi spaventosi, gambe perfette, rossetti, fard.
E’ Bologna, la nostra Bologna, l’amata Bologna, dove, si sa, ognuno si veste a modo suo, senza moda, senza ricerca, semplicemente interpretando se stesso al meglio delle sue capacità.
Le due ragazze, giovani, sedute di fianco a me parlano spagnolo, altre fanno lo stesso due file più dietro. In piedi, una coppia si scambia effusioni in francese. Un ragazzo di colore, bello e longilineo, si siede sotto l’altoparlante. Un altro arriva con in mano cinture e fazzolettini. Si conoscono. Si scabiano due parole, e questo fa scomparire la merce in una borsa, si siede appoggiato al muro, tira fuori una caramella e attende. Passa un padre con un figlio adolescente, chiedono qualcosa ad una donna Feltrinelli (il badge ti mette a disposizione del pubblico, e diventi la donna libreria!) e, miracolo!, il figlio, maglia a righe blue e bianche infilate in jeans a mezzo fondo schiena, fibbia gigante con strass dorati, cappellino calato sugli occhi e immancabili All Star ai piedi, dicevo, costui tira per un braccio il padre e si fa comprare il libro, scovano due posticini liberi e si siedono. Poco distante un uomo con un cane in braccio, pelo corto, muso lungo, un Terrier sicuramente, aspetta, calmo, osservando le scritte sotto le foto delle vetrine.
E’ incredibile quello che un avvenimento aperto a tutti può fare. E’ più incredibile che l’avvenimento sia, oggi come oggi, la presentazione di un libro. Forse non tutto è perduto.
ore 17:45 Piazzetta gremita.
La tensione cresce, si avverte nell’aria, si fanno le prove con le macchine fotografiche, c’è chi corre al bar vicino e torna con brioches e caffè, osservare e attendere mette sempre un certo appetito; c’è chi cambia posizione, chi si bacia,chi si sistema i capelli o ritocca il rossetto. C’è chi ha appena comperato il libro e ne leggi dei pezzi, magari sperando di trovare qualcosa che possa suggerire una domanda, l’occasione per carpire, per un breve infinito istante, l’attenzione di Andrea, oh, il bellissimo e tenebroso Andrea! “Ci pensi, tra poco sarà qui, davanti a noi”. “Oddio sono giorni che aspetto e mi preparo, il libro lo so a memoria”. “Ho riletto Treno di Panna proprio in questi giorni, e l’ho portato così me lo firma”. “Ah, ma il migliore è Due di Due, o Arcodamore”.
Dal canto mio, sono più catturata dal pubblico che non emozionata dall’incontro. Sono sincera, Andrea De Carlo, lo scrittore, mi piace, Arcodamore l’ho riletto venti volte, Di noi tre l’ho regalato a ripetizione e Uto mi ha segnato. Andrea De Carlo, la persona, ecco questa mi piace molto meno, anzi, direi che proprio non mi convince. Nelle foto ostenta grandezza, troppa sicurezza, sempre di tre quarti, sempre vestito di nero, sempre con gli stivali. Per non parlare del suo breve video nell’acqua, che ho scovato sul suo sito. Insomma, non sono emozionata, sono curiosa di sentire come presenterà i libro, ma ora la mia attenzione è catalizzata dall’aspettativa del pubblico. E’ sorprendente.
Si sentono spesso i cantanti dire che il pubblico è la loro droga. Non lo avevo mai capito, fino in fondo. Sono stata a concerti, certo, ma, come le persone che mi circondano ora, ero troppo concentrata sul personaggio per accorgermi che l’elettricità che ognuno di noi libera in eventi come questo è qualcosa che quasi puoi toccare.
Questa sensazione mi coglie impreparata e quasi mi viene da ridere, come faccio sempre quando non so bene come gestire una reazione. Annuso, osservo, ascolto, percepisco. Ogni senso è in azione e mi cibo della potenza liberata da questo gruppo di persone che cresce di minuto in minuto.
Prendo in mano la borsa, cerco il libretto dove ho deciso di riportare gli eventi cui partecipo, prendo la penna, osservo le righe sul foglio e mi accorgo di non poter scrivere nulla, non sono in grado di definire quest’onda di emozioni che, come una marea, cresce e crescee cresce…
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Pubblicato il 19 05 2008 alle 8:22 pm | Numero: 1
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Pubblicato il 21 06 2008 alle 10:31 am | Numero: 2
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