Script Cafè

Il collezionista di parole

mag
19

Emozioni – Parte II – Racconti di Luca Dell’Isola

Posted by Patrizia Dall'Occa

Quando l’Organizzazione ti bandisce ogni Esterno può darti la caccia; non importa se appartieni ad uno La Setta
schieramento o all’altro, tutti possono provare a farti fuori. So che in molti si divertono a fare i
cacciatori: quando raggiungi i duecento e passa anni tutto serve ad ammazzare la noia. Sarà che sono un giovane trentacinquenne di circa sessant’anni, sarà che sono pochi i miei simili con cui non vado daccordo,
fatto sta che l’unica volta che ho visto terminare un mio simile ho ho giurato a me stesso che non avrei
avuto niente a che farci.

Oggi ho cambiato idea.
Oggi sono a caccia.
Ve l’ho detto che so essere vendicativo.

1987
Per circa tre anni è andato tutto bene. La mia vita continuava tutto sommato normale, la libreria ingranava e
mi ero iniziato a fare un nome anche fuori Napoli, grazie sopratutto al giro di gente che avevo iniziato a
frequentare. Gli Esterni erano i miei migliori clienti, e che si trattasse di Sciamani della Luce o di
Fattucchiere Nere, non avevo nemici ma solo acquirenti; il 15% di sconto e tutti erano felici.
Quando mi chiesero di scegliere da che parte stare, mi è venuto semplice essere un Notturno: sono un topo di
biblioteca, sono individualista, certo avrò anche un buon cuore ma provate a pensare di fare solo del bene Notturno
per l’eternità! Il tempo non passa mai!
Detto tra noi a trentacinque anni e dopo che ti hanno ammazzato a pistolettate ti viene poca voglia di fare il paladino della giustizia; per cui ho firmato un registro, mi hanno consegnato la mia licenza di mangianime (l’unico
documento che ho che non è scaduto),e mi hanno detto che da allora in poi sarei stato soggetto al
disciplinare dell’Ordine, foro competente Napoli finchè avessi risieduto nel sud Italia. Torino è il foro per
il resto d’Italia, anche se molti si stizziscono alquanto quando commettono qualche infrazione a Roma e si devono fare centinaia di chilometri per un chiarimento davanti al Giurì. Ma anche noialtri viviamo la nostra burocrazia.

Tre anni con il portafogli pieno, poche preoccupazioni, birre al pub e una vita di coppia come tante; un paio
di mangiate serie durante la settimana (sono stato quasi sei mesi a divorare gli allucinanti deliri di un
barbone alcolizzato che dormiva sotto la chiesa di San Domenico Maggiore finchè il delirium tremens non l’ha
ucciso- peccato) e qualche piccolo assaggio quasi tutti i giorni per tenermi in forma.
Ho peggiorato la vita di qualcuno? Sicuramente sì, ma non più dell’inflazione, della disoccupazione,
dell’AIDS, dell’alcol, della camorra. Non l’ho mai fatto con cattiveria, sono al di sopra della normale
catena alimentare; quando mangi una bistecca non hai niente contro la mucca che ci ha rimesso la vita, no?

Poi una sera torno a casa dopo un paio di birre con Fortuna e un suo amico vampiro. Mia moglie è sveglia, mio
figlio dorme da dopo i cartoni delle venti. Fabiana ha uno sguardo strano, la sigaretta tra le dita lunghe. Non fuma
mai dopo cena: da questo capisco che c’è qualcosa che non va.
-Valerio, noi dobbiamo parlare- mi dice, sguardo basso sulla ceneriera piena.
-Mi trasferisco a Milano.- spegne la sigaretta e finalmente mi guarda dritto negli occhi in attesa della mia
reazione.
-Perchè?- credo non avrei potuto dare una risposta più cretina, ma questo è esattamente ciò che dissi.
-Perchè con te non sono più felice da un bel pò, perchè ho un altro da due anni e tu non te ne sei mai
accorto, perchè io e te non facciamo sesso da sei mesi Read the rest of this entry »

mag
17

Emozioni – Parte I – Racconti di Luca Dell’Isola

Posted by Patrizia Dall'Occa

2008Napoli
Stamattina mi sento bene.
In realtà è ormai da un pò che le cose vanno alla grande.
Le strade di Napoli sono invase di monnezza.
La gente si odia.
La gente mi odia.
Ragazzi sottoculturati e sovradimensionati mi fissano, seduti accatastati in sei intorno all’unico tavolino sghembo fuori ad un bar che ha visto passati da due decenni i suoi anni migliori.
Due di loro sono armati, non si vede ma lo so, sono quelli con le facce più cattive ma più distese.
Guadagnano cento centocinquanta euro al giorno durante la settimana, quattro-cinquecento nei weekend.Solo
roba buona, per gente con i soldi.
Gli altri quattro si arrangiano con quello che capita: fumo di piazza, cobrette, un pò di coca stratagliata…tutta merce di terza scelta, di seconda nel migliore dei casi. E se sei un cliente di passaggio stai sicuro che non ti danno manco quello.
Gli passo avanti tranquillo, la loro attenzione deviata verso una mammina di sedici/ diciassette anni
con passeggino e cellulare all’orecchio.
EstraneiQualche commento pesante da parte loro, un vaffanculo rapido e tagliente come un bilama da parte sua, senza
nemmeno degnarli di uno sguardo.
Rido e continuo a camminare, inspirando l’odore acre del traffico come se stessi in riva al mare.
La giornata è perfetta. Non vedo l’ora di mangiare.

Erano almeno un paio di anni che pensavo di ritornare a Napoli, dai tempi della faida degli scissionisti.
Uno non può vivere tutto questo solo dai giornali, dai Tg.
Sono cose che vanno vissute, viste da vicino, seguite nella loro evoluzione; se stai a quattromila chilometri di distanza non percepisci che gli echi di un evento che, come un’eruzione vulcanica, va vissuta guardando la lava che scende e non il fumo che sale, per intenderci.

Così sono tornato.
Dopo quasi venticinque anni.
Certe cose sono sempre le stesse, certe altre sono cambiate. Solo che io sono rimasto uguale, troppo uguale.
E non potevo giustificare questa mia immutabilità. Si, sono passato di qui qualche volta nel corso degli
anni. Nel novanta durante i mondiali: dovevo vedere Maradona in campo con l’Argentina. Nel 1995 ho visto da lontano portare la bara di mio padre nella cappella di famiglia. C’erano mia madre, la mia ex moglie, un pò
di parenti vari e molta gente che non conoscevo.

Un paio di anni fa, forse tre, scendevo in auto a Palermo, e senza nessun motivo arrivato all’uscita di Napoli anzichè tirare dritto sono entrato in città, ho parcheggiato alla stazione, ho preso la metropolitana fino al Museo e mi sono fatto una Metro Napoli Stazionepasseggiata nel mio vecchio quartiere.
Credevo che tutti quelli che conoscevo fossero ormai morti, o andati via, o troppo rincoglioniti per ricordarsi di me. Sono passato fuori alla mia vecchia casa, dove ora abita una famiglia indiana, e fuori il mio vecchio negozio di libri; ho percorso strade che mi riportavano indietro all’infanzia, ai ricordi del liceo, dell’università, delle serate sui gradini di Piazza del Gesù, in mezzo ai primi punk e agli amici del collettivo.

Sono lì che prendo un caffè al banco e un simpatico vecchietto mi sorride e mi dice che assomiglio tantissimo
ad un suo amico, ma proprio lui uguale spiccicato. Solo che il suo amico è morto. Brutta storia. Incidente d’auto, negli anni novanta, in un burrone. Lascia moglie e figli. Sorrido. Il vecchio mi guarda e non capisce, se sorrido per la somiglianza o perchè mi diverte sapere che il suo amico è morto. Poi qualcosa nei suoi occhi cambia.
Finisce il caffè e fa per andare via,convinto di aver visto un fantasma. Gli tocco leggermente il gomito. Un fremito ed esce convinto di essere stato lì da solo.

Sembra fatto apposta. Ho passato i primi trentacinque anni della mia vita in mezzo ai libri, dentro ai libri, in cerca di libri, sopratutto antichi: un pò una mosca bianca in una Napoli con più editori che lettori.
Nel mio negozio i clienti erano pochi, appassionati e squattrinati, e io finivo per lo più a regalare libri o
a passare la giornata a leggere seduto sulle scale della libreria, tra tabacco e caffè, in una sfida continua tra autori solari e autori di tenebra, tra poeti maledetti e maledicibili romanzieri.

1983
Un giorno di febbraio, pioggia battente, fiumi d’acqua per le strade, un piccolo lago nel mio deposito nelalluvione
sottoscala. Saracinesca a metà, lutto per circa 200 libri morti annegati, io che come un forsennato tiro via
acqua, creo argini, butto sabbia cercando di rimediare al peggio.
Enzino entra di soppiatto, pistola in mano; ha bisogno di soldi si è già fatto stamattina ma non gli basta.
Mi chiama, io mi giro sbuffando sudato; io gli sorrido poi vedo la pistola e non sorrido più. Era uno studente di fisica prima dell’eroina, anche bravo. Ora è una scimmia con una pistola in mano. Ho paura. Cerco di calmarlo, gli dico che va tutto bene ma che ho solo ventimila lire, con quel tempo sono due giorni che non vedo un cliente.
Sembra capire.
Si prende i soldi.
Fa per andarsene.
Poi sulle scale ci ripensa e mi esplode tre colpi in petto. Read the rest of this entry »

mag
16

Preparazione all’incontro con Andrea De Carlo

Posted by Patrizia Dall'Occa

Maggio 2008

 ore 17:00 Libreria La Feltrinelli, Bologna.

Mi piace arrivare presto, annusare l’aria, osservare la sistemazione dei tavolini, delle sedie. Poche persone che conoscono i loro gesti, e li ripetono, presentazione dopo presentazione, evento dopo evento, sempre, in questo caso,con il sorriso e la gentilezza cui non siamo abituati, che ci destabilizza per un attimo

“Buonasera, sono qui per la presentazione, so che manca ancora un’ora, ma mi chiedevo se potevo rimanere e sedermi mentre finite di preparare”.

“Buonasera, ci mancherebbe. Se ci da’ solo un attimo finiamo di mettere a posto queste sedie poi può accomodarsi”, un sorriso e scompare. Un angelo dai capelli neri, camicetta bianca, piccolo maglioncino che delinea una figura esile, fasciata da un bel paio di jeans.

Ho portato con me il libro di De Carlo, ovviamente, che ho letto, tutto d’un fiato, tra ieri e ieri l’altro. Ma, dato ciò, ho con me un altro libro, decisamente di tutt’altro argomento, un libro di cronaca, un libro sugli avvenimenti catastrofici dell’Agosto nero di Bologna, un libro firmato Mambro e Fioravanti. Ma di loro, parleremo in altro momento.

Non mi va di sedere subito, la galleria dietro la libreria è un ambiente che mi ha sempre portato indietro con il tempo, ogni volta che arrivo nella piazzetta vengo catapultata ai tempi degli affreschi, quando quello era un luogo intimo ma di passaggio, decorato finemente a dare il senso dell’ampio, del profondo. Una bella soluzione, in ogni caso, sttolineata dalle sedie in ordine obliquo rispetto alla quadratura dello spazio.

Un piccolo tavolino tondo con un panno verde, una sedia, come le nostre.

Di lato un leggio, in legno chiaro, una bottiglietta d’acqua, un microfono. Basta poco a creare un’aspettativa. Pochi oggetti a preparare emozioni.

Distanti cronologicamente, arrivano i primi… una signora di un negozio vicino mi chiede chi parlerà. E’ una donna di una certa età, caschetto biondo chiarissimo, ampia gonna, foulard, sigaretta ultra slim, trucco e rossetto immancabilmente rosso. “Fa freddo stasera qui… peccato, ne vedrò un’altra. Ma chi è questo qui che parla?”

Poco dopo, un signore in doppio petto e occhiali montatura fine: “Senta, che libro ha scritto questo? E’ uno di quelli delle foto della vetrina?” . Sorrido, in vetrina c’è Tabucchi…

Arrivano molti giovani, pecentuale notevole di ragazze, panorama di piercing, tattoo, rasta. Accanto a tailleur grigi, beige, tacchi spaventosi, gambe perfette, rossetti, fard.

E’ Bologna, la nostra Bologna, l’amata Bologna, dove, si sa, ognuno si veste a modo suo, senza moda, senza ricerca, semplicemente interpretando se stesso al meglio delle sue capacità.

Le due ragazze, giovani, sedute di fianco a me parlano spagnolo, Read the rest of this entry »

apr
25

Salvatore Niffoi

Posted by Patrizia Dall'Occa

Ieri sono stata all conferenza di presentazione del libro “Collodoro” di Salvatore Niffoi. Moderatore era Luciano De Crescenzo, insieme a Niffoi, Marcello Fois.

E’ stato un incontro illuminante, per me che di Niffoi non avevo ancora letto nulla ma di cui avevo sentito parlare.

I temi sono stati tanti, incentrati per lo più sul valore della lingua, sul problema attuale della perdita delle identità locali dialettali, delle particolarità che fanno del tutto italiano la sua forza, passando attraverso il valore della memoria e la necessità di onorare coloro che furono, a costo di andare controcorrente.

Al termine della presentazione, sono riuscita ad avvicinare lo scrittore e a scambare giusto due parole. Ho un’idea degli scrittori tutta particolare. Li vedo come persone astratte, perse, in senso buono, nei mondi di cui ci narrano, immedesimate nei personaggi, esponenti di ciò che può essere, contatto diretto con la nostra fantasia.

Niffoi è un uomo, prima di tutto. Ha una fisicità preponderante, quello che io chiamo “l’essere tutt’uno con il mondo”. Mentre le altre persone erano sedute, lui poteva essere la sedia, il tavolo, era incarnazione della parola, appendice visibile del concetto, succulento ideale d una cultura in movimento.

Salvatore Niffoi è.

Sardo di origine e di espressione, coniuga in modo impareggiabile l’essere scrittore con la sua realtà di padre e di marito. Parla del suo libro, e poi ti accorgi che sta ricamando intorno alla sua realtà. Traduttore simultaneo di se stesso va oltre lo scoglio linguistico riportando alla realtà la sua voglia di essere sardo in un mondo di cloni.

L’alternarsi di domande e risposte, Read the rest of this entry »

apr
25

A.A.A. Amici cercansi.

Posted by Patrizia Dall'Occa

C’erano una volta i pen friends. Ve li ricordate? Si scriveva in lingua a questi amici, si comunicava con culture lontane, si allargavano gli orizzonti.

Oggi, eccoci qui. Amici ce ne sono sempre, di nuovi, di qualsiasi paese, nazione, continente. Tutti a portata di click, facili da trovare, senza più l’ausilio di qualche professore che si faccia carico di trovarli per noi.

Internet e le sue mille possiblità. Internet sempre più utilizzato per sfuggire alla solitudine, anche se a volte si rischia di andare incontro ad un nuovo tipo di isolamento.

Passare ore e ore davanti ad una tastiera a chiacchierare significa estraniarsi dal mondo presente, fisico, pieno di rumori, di colori, di calore, di profumi, di attrative. E’ un modo come un altro per dire che l’erba del vicino è sempre più verde.

Ma del resto la diffidenza che si è sviluppata verso il nostro prossimo è innegabile. Proviamo a pensarci. Se uno per strada ci fermasse, ci dicesse: “Ehi, ciao, ti va di scambiare due parole con me?” la nostra reazione sarebbe di fuggire via, e penseremmo senza meno che qello è un pazzo o magari un maniaco.

Però, una volta in chat, protetti dallo scudo che lo schermo ci offre, parliamo con milioni di sconosciuti che si presentano con le stesse parlole del povero avventore stradale.

Dove stiamo finendo? cosa ne stiamo facendo delle nostre esperienze tattili e visive e olfattive? I nostri rapporti interpersonali finiranno così? E come la mettiamo con l’amore e il condividere esperienze, vacanze, case, tende, emozioni…

Come dite? quella è un’altra cosa? Quale altra cosa? E’ di questo che parliamo, dei nostri rapporti. Come posiamo conoscere una persona che deve abituarsi a noi se non la testiamo con i nostri cinque sensi? Siamo onesti, incontri fruttusi su internet ci sono, coppie più o meno stabili ne sono venute fuori, Read the rest of this entry »

apr
10

Stereotipi e dipendenza

Posted by Patrizia Dall'Occa

Stereotipi e Dipendenza.

Due parole molto comuni che nascondono uno dei problemi più attuali della nostra società.

Il primo concetto che ci viene in mente è quello della dipendenza dal cibo, da cui derivano patologie importanti quali bulimia e anoressia, tematiche così delicate da trattare che a volte ci spaventa anche solo il nominarle.

Altre, quelle da fumo, alcool, droga. Patologie. Malattie. Deviazioni mentali. Ne derivano: emarginazione, scontentezza, solitudine, incomprensione, assenza di dialogo.

Si accusano i mass media, la televisione spazzatura, la cattiva pubblicità. Eppure, sono realtà presenti anche nel nostro passato remoto. Solo che venivano tenute nascoste, non facevano parte delle chiacchiere da salotto. A volte se ne ignorava l’esistenza. 

Malattie d’affetto, come le chiamo. Derivazioni di mancanza. Assenza di dialogo e di tempo. In pratica classiche presenze della nostra società.

Assistiamo a programmi televisivi dove tutti sono bellissimi, magrissimi, dove vestirsi in un certo modo appare come l’unico modo per essere accettati in società.

Non è facile per i nostri giovani, bambini o adolescenti che siano. I cartoni fanno vedere giovincelle che rispecchiano la nostra società. Le serie americane ci parlano di adolescenti di 13\14 anni sessualmente più che attivi, che si pongono nei confronti della vita con un fare già da adulti…

Siamo sinceri, i sani Puffi dove sono finiti? Il mondo dei bambini Read the rest of this entry »

apr
03

Quando comunicare può fare la differenza.

Posted by Patrizia Dall'Occa

Parliamo di Comunicazione, concetto tanto scontato quanto affascinante e pieno di risvolti inaspettati.

 

Comunicare significa “rendere comune – trasmettere”. Ciò che facciamo fin dalla nascita è cercare di attirare l’attenzione, renderci visibili agli occhi di chi ci circonda mediante suoni e gesti, espressioni, versi. Tutte le nostre azioni, in quanto tali, sono comunicative, espressioni di uno stato d’animo, di un’emozione, di un bisogno, di un disagio. Parlare arriva dopo. Il concetto di discorso articolato, poi, appartiene all’ultimo stadio della nostra evoluzione comunicativa.

 

I primi tentativi nascono dall’emulazione, sappiamo che emettere un determinato suono ci porta cibo, acqua, carezze, sgridate. Lo apprendiamo inconsciamente. Ci è necessario, di conseguenza agiamo. Come ai primordi, il fuoco, pur facendo paura, si scoprì essere necessario, e si imparò prima a provocarlo, poi a contenerlo e solo alla fine ad utilizzarlo con cognizione di causa.

 

Il percorso del linguaggio cosciente è parallelo, come quello di tutte le esperienze umane. Una parte, la prima, ci deriva dall’istinto. Anche gli animali sono in grado di comunicare. Sanno che è conveniente assumere precisi atteggiamenti fisici (linguaggio non verbale) sia nei confronti dei propri simili sia nei confronti dell’uomo.

 

Per noi è lo stesso. D’istinto sappiamo cosa non provoca conseguenze dannose, o meglio sappiamo che un determinato modo di fare risulterà piacevole e quindi cerchiamo di ripeterlo quanto più possibile in tutte le occasioni che incontriamo.

 

Lo stadio successivo appartiene Read the rest of this entry »

mar
30

Cosa sarebbe se? Piccola riflessione psico-comunicativa.

Posted by Patrizia Dall'Occa

Capita, parlando tra amici, di riflettere.

Cosa accadrebbe se ad un certo punto smettessimo di essere noi e cominciassimo a dare le risposte che loro non si aspettano, o meglio quelle che secondo loro non ci appartengono.

Passiamo un momento difficile, le cose non vanno come dovrebbero. Eppure, tutti sanno che non ci lamentiamo mai, anzi, che in caso di bisogno mettiamo da parte i nostri problemi per ascoltare, capire, sorreggere, incoraggiare, ridere, sdrammatizzare.

Ma se all’improvviso scoppiassimo a piangere davanti a loro? se parlando con l’amica del cuore o l’amico compagno di mille bevute e serate cominciassimo ad esporre le nostre paure? se elencassimo le cose di cui non siamo contenti? se esplicassimo i nostri dubbi? se apparissimo semplicemente uomini? Sarebbe un disastro, nessuno capirebbe davvero, e finirebbero per allontanarsi.

Ognuno di noi ha un suo ruolo sociale, voluto o attribuito, conquistato o “affibbiato” dalle circostanze.

Fin da quando eravamo ragazzi, siamo appartenuti ad un gruppo. I ragazzi del muretto. La compagnia del solito bar. La banda della piazza. per non parlare delle associazioni ufficiali quali scouts, azione cattolica e via dicendo.

La nostra formazione personale, il nostro ruolo, comincia a formarsi all’interno di quelle piccole società “segrete”.

C’è il bullo, la bella, la simpatica e lo spiritoso, il secchione, l’asino cronico, il capo, la chiacchierona, il patito di pc, l’appassionato di fumetti. E tra loro si nasconde il reale punto di riferimento, mai riconosciuto come tale, ma indispensabile per l’equilibrio del branco!

E’ una persona che non eccelle, di solito, per altre caratteristiche: non troppo bella, non troppo carismatica, ne’ troppo intelligente, all’apparenza. Insomma, un’amico/a che c’è sempre, quella che si sa non andrà a riferire il segreto, quella persona che si da’ quasi per scontata.

Non credo che l’indirizzo che prende la nostra “vita successiva” sia per forza collegata a questo periodo e a questi ruoli, certo è che fino a quando le amicizie durano, quindi fino a quando la nostra struttura primaria non viene a mancare, il nostro ruolo è mantenuto e viene implicitamente trasmesso ai nuovi arrivati.

Vi immaginate quindi lo schock nel momento in cui, presi da raptus, Read the rest of this entry »

mar
30

Si accendano le luci! Lo spettacolo sta per cominciare…

Posted by Patrizia Dall'Occa

Van GoghL’ora è tarda, e i più fedeli stanno sonnecchiando, o ballando, bevendo, fumando, parlando, ridendo… Ma quello che era già stato un tentativo, si sta lentamente tramutando in realtà.
C’era una volta un’isola… si chiamava Scripta. C’era una volta un sognatore che di quell’isola ha fatto la nostra casa. Tanti scriptiani vi hanno trovato rifugio, conforto, un tetto surreale, un’affinità di anime e di cervelli, stanze, sedie, divani, bicchieri, finestre, e porte, tante porte, da aprire, da socchiudere, da cui spiare la vita e attingere sagezza.

Sembra un’ironia del destino, ma questo succedeva esattamente un anno fa.
Quanta strada abbiamo percorso, amici miei, e quanta ci attende ancora, oltre l’orizzonte, oltre confini che non credevamo di raggiungere.

Nuove conoscenze, nuove menti, nuovi stimoli stanno già bussando, lenti si uniscono al nostro cammino, è un fiume di fantasia, di volontà, di parole.

In fondo siamo tutti scrittori, autori, registi, poeti. Le sensazioni, le emozioni, le parole che usiamo per descrivere ciò che Read the rest of this entry »

mar
29

E’ nato Script Cafè

Posted by Destiny

Scrip Cafè è finalmente nato.

Blog dedicato ai “collezionisti di parole” come amiamo chiamarci