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Il collezionista di parole

Emozioni - Parte II - Racconti di Luca Dell’Isola

Quando l’Organizzazione ti bandisce ogni Esterno può darti la caccia; non importa se appartieni ad uno La Setta
schieramento o all’altro, tutti possono provare a farti fuori. So che in molti si divertono a fare i
cacciatori: quando raggiungi i duecento e passa anni tutto serve ad ammazzare la noia. Sarà che sono un giovane trentacinquenne di circa sessant’anni, sarà che sono pochi i miei simili con cui non vado daccordo,
fatto sta che l’unica volta che ho visto terminare un mio simile ho ho giurato a me stesso che non avrei
avuto niente a che farci.

Oggi ho cambiato idea.
Oggi sono a caccia.
Ve l’ho detto che so essere vendicativo.

1987
Per circa tre anni è andato tutto bene. La mia vita continuava tutto sommato normale, la libreria ingranava e
mi ero iniziato a fare un nome anche fuori Napoli, grazie sopratutto al giro di gente che avevo iniziato a
frequentare. Gli Esterni erano i miei migliori clienti, e che si trattasse di Sciamani della Luce o di
Fattucchiere Nere, non avevo nemici ma solo acquirenti; il 15% di sconto e tutti erano felici.
Quando mi chiesero di scegliere da che parte stare, mi è venuto semplice essere un Notturno: sono un topo di
biblioteca, sono individualista, certo avrò anche un buon cuore ma provate a pensare di fare solo del bene Notturno
per l’eternità! Il tempo non passa mai!
Detto tra noi a trentacinque anni e dopo che ti hanno ammazzato a pistolettate ti viene poca voglia di fare il paladino della giustizia; per cui ho firmato un registro, mi hanno consegnato la mia licenza di mangianime (l’unico
documento che ho che non è scaduto),e mi hanno detto che da allora in poi sarei stato soggetto al
disciplinare dell’Ordine, foro competente Napoli finchè avessi risieduto nel sud Italia. Torino è il foro per
il resto d’Italia, anche se molti si stizziscono alquanto quando commettono qualche infrazione a Roma e si devono fare centinaia di chilometri per un chiarimento davanti al Giurì. Ma anche noialtri viviamo la nostra burocrazia.

Tre anni con il portafogli pieno, poche preoccupazioni, birre al pub e una vita di coppia come tante; un paio
di mangiate serie durante la settimana (sono stato quasi sei mesi a divorare gli allucinanti deliri di un
barbone alcolizzato che dormiva sotto la chiesa di San Domenico Maggiore finchè il delirium tremens non l’ha
ucciso- peccato) e qualche piccolo assaggio quasi tutti i giorni per tenermi in forma.
Ho peggiorato la vita di qualcuno? Sicuramente sì, ma non più dell’inflazione, della disoccupazione,
dell’AIDS, dell’alcol, della camorra. Non l’ho mai fatto con cattiveria, sono al di sopra della normale
catena alimentare; quando mangi una bistecca non hai niente contro la mucca che ci ha rimesso la vita, no?

Poi una sera torno a casa dopo un paio di birre con Fortuna e un suo amico vampiro. Mia moglie è sveglia, mio
figlio dorme da dopo i cartoni delle venti. Fabiana ha uno sguardo strano, la sigaretta tra le dita lunghe. Non fuma
mai dopo cena: da questo capisco che c’è qualcosa che non va.
-Valerio, noi dobbiamo parlare- mi dice, sguardo basso sulla ceneriera piena.
-Mi trasferisco a Milano.- spegne la sigaretta e finalmente mi guarda dritto negli occhi in attesa della mia
reazione.
-Perchè?- credo non avrei potuto dare una risposta più cretina, ma questo è esattamente ciò che dissi.
-Perchè con te non sono più felice da un bel pò, perchè ho un altro da due anni e tu non te ne sei mai
accorto, perchè io e te non facciamo sesso da sei mesi e non mi hai mai detto niente in proposito.- la sua
voce è tranquilla,affabile, sembra ad un colloquio di lavoro.
-Ah, e sono incinta. Di tre mesi.-

C’era odio autentico nella sua voce mentre lo diceva. Non pena, dispiacere, odore di promesse infrante. Solo
rabbia, frustrazione contro un marito inerte. E allora ho capito, che notte dopo notte, senza rendermene
conto in quei tre anni avevo divorato piccoli pezzettini della sua e della nostra felicità, flebilmente
succhiato via un respiro d’anima alla volta,con costanza, ogni notte.
Reso cieco dalla mia nuova condizione, avevo scavato con un cucchiaino un buco nel cuore di Fabiana, piano
piano, e lo avevo riempito di spilli, vecchi chiodi arrugginiti, lame spuntate.

Registro lentamente tutto. Prendo una delle sue sigarette dalla tavola, la accendo con gesti misurati.
Penso alle alternative: potrei operare un condizionamento, farle dimenticare tutto, e tenerla legata a me
ricreando in lei falsi ricordi di vita felice. Solo che sarebbe come avere un pesce rosso e non una moglie.
Potrei farle del male, verbalmente, fisicamente, divorare l’odio che mi butta addosso in due soli bocconi,
facendo di lei una pazza isterica a vita.
-Va bene- dico alla fine -auguri.-
metamrfosiFaccio per girarle le spalle e lei mi assale urlando che sono un senzapalle, che neanche sapere che ha fatto
un figlio con un altro mi provoca una reazione, che nostro figlio Filippo un padre così non se lo merita, un
ragazzino di quarant’anni quasi che ancora non è cresciuto.
Urla forte e la mia reazione mi sorprende. Mi arrabbio, ferocemente, come non accadeva da anni prima che
Enzino mi regalasse una bomboniera con tre confettini di piombo.
Non mi ero mai arrabbiato da Esterno e quello che sento mi sconvolge.Un rigurgito di odio, tutte le cattiverie che ho ingoiato, tornano su in un attimo. Per la prima volta esco fuori dal mio involucro umano. La sensazione è piacevole, liberatoria.

Fabiana non la pensa allo stesso modo. E’impietrita, credo si sia pisciata addosso. Ad un livello inconscio
credo di averle provocato un aborto. Non è un mio problema. Ho intenzione di divorarla.
Poi sento Filippo muoversi nel corridoio.
Qualcosa si spezza.
Tocco Fabiana, la metto a sedere; un condizionamento rapido e incisivo, un taglio di bisturi nei suoi
ricordi.
Mi guarda e mi dice:-
-Valerio, noi dobbiamo parlare- il suo sguardo è basso sulla ceneriera piena.
Io accendo una sigaretta e le dico:
-Mi dispiace. Ti lascio- prendo le chiavi della mia Special del ‘74 e torno al pub.
Quando la mattina dopo torno a casa di Fabiana e Filippo non c’è più traccia.

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