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Stereotipi e dipendenza
Stereotipi e Dipendenza.
Due parole molto comuni che nascondono uno dei problemi più attuali della nostra società.
Il primo concetto che ci viene in mente è quello della dipendenza dal cibo, da cui derivano patologie importanti quali bulimia e anoressia, tematiche così delicate da trattare che a volte ci spaventa anche solo il
nominarle.
Altre, quelle da fumo, alcool, droga. Patologie. Malattie. Deviazioni mentali. Ne derivano: emarginazione, scontentezza, solitudine, incomprensione, assenza di dialogo.
Si accusano i mass media, la televisione spazzatura, la cattiva pubblicità. Eppure, sono realtà presenti anche nel nostro passato remoto. Solo che venivano tenute nascoste, non facevano parte delle chiacchiere da salotto. A volte se ne ignorava l’esistenza.
Malattie d’affetto, come le chiamo. Derivazioni di mancanza. Assenza di dialogo e di tempo. In pratica classiche presenze della nostra società.
Assistiamo a programmi televisivi dove tutti sono bellissimi, magrissimi, dove vestirsi in un certo modo appare come l’unico modo per essere accettati in società.
Non è facile per i nostri giovani, bambini o adolescenti che siano. I cartoni fanno vedere giovincelle che rispecchiano la nostra società. Le serie americane ci parlano di adolescenti di 13\14 anni sessualmente più che attivi, che si pongono nei confronti della vita con un fare già da adulti…
Siamo sinceri, i sani Puffi dove sono finiti? Il mondo dei bambini Continua..
Parliamo di Comunicazione, concetto tanto scontato quanto affascinante e pieno di risvolti inaspettati.
Comunicare significa “rendere comune – trasmettere”. Ciò che facciamo fin dalla nascita è cercare di attirare l’attenzione, renderci visibili agli occhi di chi ci circonda mediante suoni e gesti, espressioni, versi. Tutte le nostre azioni, in quanto tali, sono comunicative, espressioni di uno stato d’animo, di un’emozione, di un bisogno, di un disagio. Parlare arriva dopo. Il concetto di discorso articolato, poi, appartiene all’ultimo stadio della nostra evoluzione comunicativa.
I primi tentativi nascono dall’emulazione, sappiamo che emettere un determinato suono ci porta cibo, acqua, carezze, sgridate. Lo apprendiamo inconsciamente. Ci è necessario, di conseguenza agiamo. Come ai primordi, il fuoco, pur facendo paura, si scoprì essere necessario, e si imparò prima a provocarlo, poi a contenerlo e solo alla fine ad utilizzarlo con cognizione di causa.
Il percorso del linguaggio cosciente è parallelo, come quello di tutte le esperienze umane. Una parte, la prima, ci deriva dall’istinto. Anche gli animali sono in grado di comunicare. Sanno che è conveniente assumere precisi atteggiamenti fisici (linguaggio non verbale) sia nei confronti dei propri simili sia nei confronti dell’uomo.
Per noi è lo stesso. D’istinto sappiamo cosa non provoca conseguenze dannose, o meglio sappiamo che un determinato modo di fare risulterà piacevole e quindi cerchiamo di ripeterlo quanto più possibile in tutte le occasioni che incontriamo.
Lo stadio successivo appartiene Continua..
