Archivio per Marzo, 2008
Capita, parlando tra amici, di riflettere.
Cosa accadrebbe se ad un certo punto smettessimo di essere noi e cominciassimo a dare le risposte che loro non si aspettano, o meglio quelle che secondo loro non ci appartengono.
Passiamo un momento difficile, le cose non vanno come dovrebbero. Eppure, tutti sanno che non ci lamentiamo mai, anzi, che in caso di bisogno mettiamo da parte i nostri problemi per ascoltare, capire, sorreggere, incoraggiare, ridere, sdrammatizzare.
Ma se all’improvviso scoppiassimo a piangere davanti a loro? se parlando con l’amica del cuore o l’amico compagno di mille bevute e serate cominciassimo ad esporre le nostre paure? se elencassimo le cose di cui non siamo contenti? se esplicassimo i nostri dubbi? se apparissimo semplicemente uomini? Sarebbe un disastro, nessuno capirebbe davvero, e finirebbero per allontanarsi.
Ognuno di noi ha un suo ruolo sociale, voluto o attribuito, conquistato o “affibbiato” dalle circostanze.
Fin da quando eravamo ragazzi, siamo appartenuti ad un gruppo. I ragazzi del muretto. La compagnia del solito bar. La
banda della piazza. per non parlare delle associazioni ufficiali quali scouts, azione cattolica e via dicendo.
La nostra formazione personale, il nostro ruolo, comincia a formarsi all’interno di quelle piccole società “segrete”.
C’è il bullo, la bella, la simpatica e lo spiritoso, il secchione, l’asino cronico, il capo, la chiacchierona, il patito di pc, l’appassionato di fumetti. E tra loro si nasconde il reale punto di riferimento, mai riconosciuto come tale, ma indispensabile per l’equilibrio del branco!
E’ una persona che non eccelle, di solito, per altre caratteristiche: non troppo bella, non troppo carismatica, ne’ troppo intelligente, all’apparenza. Insomma, un’amico/a che c’è sempre, quella che si sa non andrà a riferire il segreto, quella persona che si da’ quasi per scontata.
Non credo che l’indirizzo che prende la nostra “vita successiva” sia per forza collegata a questo periodo e a questi ruoli, certo è che fino a quando le amicizie durano, quindi fino a quando la nostra struttura primaria non viene a mancare, il nostro ruolo è mantenuto e viene implicitamente trasmesso ai nuovi arrivati.
Vi immaginate quindi lo schock nel momento in cui, presi da raptus, Continua..
L’ora è tarda, e i più fedeli stanno sonnecchiando, o ballando, bevendo, fumando, parlando, ridendo… Ma quello che era già stato un tentativo, si sta lentamente tramutando in realtà.
C’era una volta un’isola… si chiamava Scripta. C’era una volta un sognatore che di quell’isola ha fatto la nostra casa. Tanti scriptiani vi hanno trovato rifugio, conforto, un tetto surreale, un’affinità di anime e di cervelli, stanze, sedie, divani, bicchieri, finestre, e porte, tante porte, da aprire, da socchiudere, da cui spiare la vita e attingere sagezza.
Sembra un’ironia del destino, ma questo succedeva esattamente un anno fa.
Quanta strada abbiamo percorso, amici miei, e quanta ci attende ancora, oltre l’orizzonte, oltre confini che non credevamo di raggiungere.
Nuove conoscenze, nuove menti, nuovi stimoli stanno già bussando, lenti si uniscono al nostro cammino, è un fiume di fantasia, di volontà, di parole.
In fondo siamo tutti scrittori, autori, registi, poeti. Le sensazioni, le emozioni, le parole che usiamo per descrivere ciò che Continua..
E’ nato Script Cafè
Scrip Cafè è finalmente nato.
Blog dedicato ai “collezionisti di parole” come amiamo chiamarci
